Nel 2026 la cybersecurity sarà sempre più centrale per aziende, pubbliche amministrazioni e cittadini, spinta da una crescita costante degli investimenti e da un aumento dei rischi legati al cybercrime. Le previsioni più citate per il mercato indicano una spesa globale di 522 miliardi di dollari in prodotti e servizi di sicurezza informatica nel 2026. Questo dato evidenzia come la protezione di reti, cloud, endpoint e identità digitali stia diventando una voce strutturale nei budget IT, non più un progetto una tantum ma un programma continuo.
Parallelamente, il costo del cybercrime continua a rappresentare una minaccia sistemica per l’economia mondiale. La stima più diffusa parla di 10.5 trilioni di dollari di danni annuali a livello globale entro il 2025, in forte crescita rispetto ai 3 trilioni del 2015. Dietro questi numeri rientrano ransomware, frodi, violazioni di dati, interruzioni operative e costi indiretti come perdita di fiducia, sanzioni e spese legali. Per chi si occupa di gestione del rischio, questa traiettoria rende indispensabile collegare cybersecurity e business continuity, con piani di risposta agli incidenti testati e procedure di ripristino realistiche.
Un altro punto chiave riguarda la leadership degli Stati Uniti nella spesa per la sicurezza informatica, con oltre 25 miliardi di dollari investiti ogni anno, più di qualsiasi altra nazione. Questo dato suggerisce un doppio segnale: da un lato la presenza di un ecosistema maturo di vendor, servizi gestiti e innovazione, dall’altro un livello di esposizione elevato dovuto a digitalizzazione, catene di fornitura complesse e alto valore degli asset informativi.
Nel panorama delle previsioni per il 2026 emergono anche trend trasversali: maggiore attenzione alla sicurezza del cloud e delle identità, crescita dei servizi di sicurezza gestita, automazione della difesa e richiesta di competenze specialistiche. Per le organizzazioni, la priorità diventa misurare la postura di sicurezza con metriche concrete, ridurre la superficie di attacco e investire in formazione per limitare phishing e social engineering, ancora tra le cause più comuni di compromissione.

