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Cyberattacchi Lampo con AI: da annunci e browser al furto dati in pochi minuti
- Redazione
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Nel panorama della cybersecurity le minacce più efficaci raramente iniziano con segnali evidenti. Spesso l’attacco parte da elementi comuni come un annuncio sponsorizzato, un invito a una riunione o un aggiornamento software apparentemente legittimo. La differenza oggi è la velocità con cui gli attori malevoli trasformano un gesto ordinario in accesso iniziale, controllo dell’ambiente e furto di dati, rendendo la risposta più complessa e costosa.
Tra i segnali più rilevanti emerge l’evoluzione degli strumenti di penetration testing con l’integrazione di assistenti AI. In particolare l’uso di modelli linguistici per tradurre istruzioni in linguaggio naturale in comandi tecnici riduce la barriera operativa e accelera i flussi di lavoro. Questo porta benefici a chi fa sicurezza in modo etico, ma al tempo stesso abbassa i tempi di esecuzione anche per chi abusa delle stesse tecniche, aumentando l’urgenza di controlli su accessi privilegiati e logging.
Sul fronte mobile, lo spyware per Android continua a dimostrare capacità avanzate di sorveglianza, con accesso a registri chiamate, microfono, SMS, schermate e contenuti di app di messaggistica. La presenza di infrastrutture di comando e controllo distribuite e l’uso di porte specifiche per il traffico di controllo evidenziano quanto sia importante monitorare connessioni anomale e applicare criteri di hardening sui dispositivi.
Le campagne di phishing crypto si fanno più credibili, imitando servizi di brokeraggio e simulando procedure di verifica e autenticazione a più fattori per raccogliere credenziali e dati personali. Qui la prevenzione passa da filtri email e brand protection, ma anche da formazione mirata su richieste di riconferma dati e urgenza artificiale.
Un altro trend chiave è la riduzione dei breakout time. Il tempo medio tra accesso iniziale e movimento laterale scende a decine di minuti, con casi estremi di pochi minuti fino all’esfiltrazione. Il fattore dominante è l’abuso di credenziali valide, che permette di confondersi nel traffico normale e aggirare controlli tradizionali, spesso senza malware.
Nel mondo browser, estensioni malevole per Chrome adottano tattiche di crash deliberato per spingere l’utente a eseguire comandi dannosi in stile ClickFix. La componente più insidiosa è che alcune estensioni mantengono funzioni reali, aumentando la fiducia e la probabilità di compromissione. Infine resta critica la gestione patch: molte reti aziendali usano ancora versioni vulnerabili di software diffusi come WinRAR, trasformando il ritardo negli aggiornamenti in un rischio sistemico.

