In Australia la cybersicurezza entra nelle famiglie con un approccio inedito che sta facendo discutere. Dal 10 dicembre 2025 è entrato in vigore un divieto rivolto agli adolescenti per limitare l’accesso ai social media, con l’obiettivo di ridurre esposizione a contenuti dannosi, contatti indesiderati e rischi legati a privacy e adescamento online. Le piattaforme coinvolte includono nomi molto usati dai più giovani come TikTok, Instagram e Snapchat, chiamate a rispettare nuove regole di verifica e controllo.
Il punto centrale non è solo la norma, ma il modo in cui può cambiare la relazione tra genitori e figli nell’uso di internet. Una delle critiche più citate è che il blocco possa essere aggirato con facilità, ad esempio usando la verifica biometrica del volto di un genitore. È proprio qui che emerge un aspetto interessante: anche se un ragazzo riuscisse a superare il divieto, per farlo dovrebbe coinvolgere un adulto, rendendo visibile l’intenzione di entrare sui social e aprendo spazio a un confronto. In pratica la verifica diventa un segnale, un momento in cui il genitore può chiedere cosa stai facendo online, con chi parli, quali app usi e perché.
Questo meccanismo può essere letto come una forma di pentesting domestico, cioè una verifica pratica delle abitudini digitali dei minori e dei punti deboli della loro sicurezza. Non si tratta di spiare, ma di introdurre un controllo consapevole che aiuti a prevenire comportamenti rischiosi. Se un genitore sa quali siti e piattaforme frequenta il figlio, può impostare regole chiare, attivare strumenti di parental control, parlare di phishing e truffe, spiegare come riconoscere profili falsi e contenuti manipolativi, e intervenire prima che un problema diventi grave.
In ottica cybersecurity, il valore è culturale oltre che tecnico. Molti adulti non hanno piena consapevolezza della vita digitale dei figli e spesso lasciano che la gestione della privacy sia delegata alle impostazioni di default delle app. Un divieto strutturato costringe invece a definire responsabilità, processi e verifiche, proprio come avviene nelle organizzazioni quando si introduce una policy di sicurezza. In questo senso la misura australiana propone un modello che punta a rendere i genitori parte attiva nella sicurezza online dei ragazzi.

