119 miliardi in AI-security, zero governance sugli agenti che entrano in azienda
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119 miliardi in AI-security, zero governance sugli agenti che entrano in azienda

Il mercato investe cifre record nella sicurezza dell'intelligenza artificiale, ma nelle organizzazioni gli AI agent proliferano senza che nessuno ne risponda davvero

La corsa che non protegge

Centodiciannove miliardi di dollari. È la cifra che il mercato della cybersecurity ha assorbito nel 2025, il triplo rispetto all'anno precedente. Oltre quattrocento operazioni di M&A, più di ottocento round di finanziamento, quasi interamente concentrati su soluzioni AI-native. I numeri raccontano un'accelerazione senza precedenti. Ma raccontano anche un'altra cosa: la capacità di mettere realmente in sicurezza l'intelligenza artificiale resta, a detta degli stessi operatori di mercato, sfuggente. Eric McAlpine, alla guida di Momentum Cyber, e Zane Lackey, General Partner di Andreessen Horowitz, convergono su una lettura precisa: le aziende stanno adottando AI agent a una velocità che supera ogni capacità di controllo, spesso al di fuori del perimetro dell'IT, mentre il mercato corre a vendere soluzioni di sicurezza prima ancora che il problema sia compreso nella sua reale portata. Il divario tra ciò che le organizzazioni acquistano e ciò che effettivamente proteggono si sta allargando. Non è un problema di budget. È un problema di direzione.

Il board sa, ma non governa

La questione è salita al livello del consiglio di amministrazione. Lackey parla apertamente di problemi urgenti che richiedono attenzione board-level, e di un divario crescente tra ciò che appare sufficiente e ciò che è realmente resiliente. I budget si spostano verso l'AI-security con decisione. Ma le scelte di adozione degli AI agent avvengono a livello di business unit, guidate da logiche di produttività e competitività, non da valutazioni di rischio. Il risultato è un cortocircuito strutturale: la superficie d'attacco si espande per decisioni di business, ma la responsabilità di proteggerla resta in capo alla funzione security. Si spende di più, ma non è detto che la resilienza segua. Il board percepisce il rischio, ne discute, autorizza investimenti crescenti. Eppure la catena decisionale che genera il rischio resta fuori dal suo controllo diretto. La spesa diventa un gesto di rassicurazione, non un atto di governance.

Dipendenti digitali senza cultura della sicurezza

La frizione più acuta è nel modello di responsabilità. Gli AI agent vengono introdotti dalle funzioni operative senza autorizzazione IT, senza valutazione del rischio, senza processo di onboarding. Or Shalom, analista di YL Ventures, li definisce con efficacia: dipendenti digitali che non ragionano in termini di sicurezza. Chi è responsabile della security si ritrova a dover governare un rischio che non ha generato, su asset che non ha autorizzato, con una tecnologia la cui messa in sicurezza è ancora acerba. È il pattern della responsabilità senza autorità, amplificato dalla velocità con cui l'AI entra nei processi. Non si tratta di un conflitto tra IT e business. Si tratta di un vuoto di governance che nessuno ha ancora deciso di colmare. Il rischio cresce in modo incrementale, invisibile, distribuito. E quando diventerà visibile, la domanda sarà a chi risalga la catena delle decisioni.

Il quadro normativo europeo chiede governance, non solo budget

In Europa, il contesto regolatorio sta tracciando una linea sempre più netta. L'AI Act (Regolamento UE 2024/1689) impone obblighi di governance, trasparenza e gestione del rischio sui sistemi di intelligenza artificiale, con particolare rigore per quelli classificati ad alto rischio. L'adozione non governata di AI agent entra in tensione diretta con questi requisiti. La Direttiva NIS2 (2022/2555) richiede alle organizzazioni essenziali e importanti di gestire la superficie d'attacco generata da nuove tecnologie, inclusa quella che si espande senza supervisione. Il Regolamento DORA (2022/2554), specifico per il settore finanziario, impone resilienza operativa digitale e gestione del rischio ICT anche per le soluzioni adottate da terze parti, comprese quelle AI-native introdotte senza due diligence. Nessuna di queste norme chiede semplicemente più investimenti. Chiedono tracciabilità delle decisioni, responsabilità definite, processi documentati. Il budget senza governance non è compliance. È esposizione.

La domanda che nessuno vuole porre in CdA

Se il mercato globale investe centodiciannove miliardi in AI-security, ma nelle vostre organizzazioni gli AI agent proliferano senza che l'IT ne sia nemmeno informato, la domanda non è se il rischio esista. La domanda è chi ne risponde. Non in termini di organigramma, ma di accountability reale, quella che regge quando un incidente finisce sul tavolo del regolatore o dell'azionista. La velocità dell'AI ha superato la velocità della governance. Ogni giorno in cui questa asimmetria non viene affrontata, il rischio si accumula in silenzio. Non nei sistemi. Nelle decisioni.


Centodiciannove miliardi comprano tecnologia. Non comprano responsabilità. E quando il rischio si materializzerà, nessun investimento retroattivo potrà sostituire una decisione di governance che andava presa prima.