Enumerazione Driver: Device Driver Discovery (T1652)

La tecnica T1652 – Device Driver Discovery descrive l'enumerazione dei driver di dispositivo installati sull'host compromesso, un'attività che rientra nella tattica TA0007 (Discovery) del framework MITRE ATT&CK. L'attaccante, una volta ottenuto l'accesso iniziale, esplora l'ambiente per orientarsi prima di decidere le azioni successive, e la conoscenza dei driver caricati offre indizi preziosi.

Sapere quali driver sono presenti permette di dedurre la funzione dell'host (workstation di sviluppo, server di stampa, sistema virtualizzato), di identificare soluzioni di sicurezza installate come EDR e antivirus, e di individuare vulnerabilità sfruttabili in driver firmati ma insicuri, terreno fertile per attacchi BYOVD (Bring Your Own Vulnerable Driver) che aprono la strada a privilege escalation kernel-mode.

Su Windows l'enumerazione avviene tipicamente tramite l'utility nativa driverquery.exe, l'API EnumDeviceDrivers() o l'ispezione di chiavi di registro come HKLM\SYSTEM\CurrentControlSet\Services. Su Linux i moduli kernel sono visibili tramite lsmod, modinfo o l'ispezione di /proc/modules e /dev. Su macOS l'equivalente riguarda le kernel extension, interrogabili con kextstat.

I dati MITRE censiscono 1 gruppo APT (Medusa Group) e 3 famiglie malware (Remsec, HOPLIGHT, INC Ransomware) che integrano questa tecnica nei loro flussi operativi, spesso come precursore di evasione difensiva o come selettore per payload specifici.

In un ingaggio red team la scoperta dei driver serve a due scopi: mappare le difese e individuare driver vulnerabili riutilizzabili per escalation. La tecnica è low-noise perché sfrutta binari nativi (LOLBins), ma va comunque calibrata rispetto al profilo di detection del cliente.

Su Windows il comando canonico è driverquery /v /fo csv che restituisce nome, tipo di avvio, path del binario e stato di ogni driver. Per un output più strutturato si usa driverquery /si per ottenere anche le firme digitali, informazione critica quando si cerca un driver firmato ma vulnerabile da abusare. In alternativa PowerShell offre Get-WmiObject Win32_SystemDriver oppure Get-CimInstance -ClassName Win32_PnPSignedDriver, che espone il publisher e la data di firma.

L'ispezione via registro è più stealth: la chiave HKLM\SYSTEM\CurrentControlSet\Services elenca tutti i servizi driver, e query mirate con reg query verso sottochiavi note di prodotti EDR (per esempio CrowdStrike, SentinelOne, CarbonBlack) rivelano rapidamente lo stack di sicurezza. Il pattern osservato in Medusa Group e in HOPLIGHT (che interroga HKLM\Software\WBEM\WDM) segue esattamente questa logica.

Una volta ottenuta la lista, il passaggio successivo in laboratorio è confrontarla con il progetto LOLDrivers (open source), un database community-driven che cataloga driver vulnerabili e malicious noti con relativi hash. Il matching automatizzato consente di identificare candidati BYOVD già installati sull'host.

Su Linux i comandi operativi sono lsmod per la lista dei moduli caricati, modinfo <nome_modulo> per dettagli su autore e parametri, e cat /proc/modules per un accesso raw. L'enumerazione di /dev con ls -la /dev/ rivela device speciali eventualmente esposti da rootkit o strumenti di monitoraggio.

Su macOS l'utility kextstat elenca le kernel extension caricate, mentre kextfind localizza bundle .kext sul filesystem. Su versioni recenti molte kext sono state deprecate in favore delle System Extensions, quindi conviene ispezionare anche /Library/SystemExtensions/.

Per la fase di post-exploitation i framework Cobalt Strike (a pagamento), Sliver (open source) e Metasploit (open source) integrano moduli di enumerazione host che includono la raccolta dei driver come parte del profiling. In un esercizio purple team è utile eseguire i comandi in sequenze diverse (interattiva, scriptata, via WMI remoto) per validare la copertura delle regole di detection del blue team.

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