Esclusioni Antivirus: File/Path Exclusions (T1564.012)

La tecnica T1564.012 - File/Path Exclusions rientra nella tattica TA0005 (Defense Evasion) e sfrutta un aspetto strutturale delle soluzioni antivirus ed EDR: la presenza di percorsi o file esclusi dalla scansione per motivi di performance o compatibilità applicativa. Queste esclusioni sono spesso hardcoded nei prodotti di sicurezza, oppure configurate dagli amministratori per evitare interferenze con applicazioni legittime come Exchange, SQL Server o soluzioni backup.

L'attaccante, invece di modificare la configurazione dell'AV (operazione rumorosa e riconducibile a T1562 - Disable or Modify Tools), si limita a depositare i propri payload dentro cartelle già escluse. Il vantaggio operativo è enorme: nessun alert viene generato, il file non viene scansionato all'accesso, e la persistenza risulta invisibile ai controlli standard.

La tecnica si colloca principalmente nelle fasi di Execution, Persistence e Defense Evasion della kill chain, ma è tipicamente preceduta da attività di Security Software Discovery (T1518.001) per enumerare le esclusioni esistenti. L'impatto operativo si misura in ore o giorni di dwell time aggiuntivo: un binario dropato in C:\Windows\Temp o nelle directory Exchange può rimanere dormiente per settimane senza generare telemetria AV, mentre l'attaccante consolida l'accesso e progredisce lateralmente. Il gruppo Turla ha usato questa tecnica per depositare i file di installazione di LunarWeb in directory escluse dalla scansione.

In un ingaggio red team, la simulazione di T1564.012 parte sempre dalla ricognizione delle esclusioni configurate. Su Windows, la fonte primaria è il registro di Windows Defender, interrogabile via PowerShell con il cmdlet nativo:

Get-MpPreference | Select-Object ExclusionPath, ExclusionExtension, ExclusionProcess

Questo restituisce l'elenco completo di path, estensioni e processi esclusi. In alternativa, la chiave di registro HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Windows Defender\Exclusions contiene le stesse informazioni ed è leggibile anche senza privilegi elevati in molte configurazioni misconfigurate. Per prodotti terzi (CrowdStrike, SentinelOne, Sophos) le esclusioni risiedono in chiavi vendor-specific o in file di configurazione XML/JSON nella cartella d'installazione.

Una volta identificate le esclusioni, il payload va posizionato nel path corretto. Percorsi tipicamente esclusi in ambienti enterprise includono le directory di Exchange (C:\Program Files\Microsoft\Exchange Server\V15...), SQL Server (C:\Program Files\Microsoft SQL Server...), Citrix e le cartelle temporanee IIS. SharpEDRChecker (open source, GitHub) e EDRSandBlast (open source) sono tool C#/C che automatizzano il fingerprinting delle soluzioni EDR installate e delle relative esclusioni.

Su Linux, l'enumerazione si concentra su file di configurazione di prodotti come ClamAV (/etc/clamav/clamd.conf, direttiva ExcludePath), auditd (/etc/audit/audit.rules con regole -a never) e agenti EDR commerciali. Path frequentemente esclusi sono /tmp, /var/tmp, /var/lib/docker e le directory di database. Un comando semplice come grep -r "Exclude" /etc/ 2>/dev/null può rivelare configurazioni interessanti.

Su macOS, XProtect e Gatekeeper hanno logiche di scansione basate su quarantine attribute; file scritti direttamente in ~/Library/Caches o in directory utente senza il flag com.apple.quarantine (rimovibile con xattr -d com.apple.quarantine ) evitano parte dei controlli.

La catena d'attacco tipica prevede: dropper iniziale eseguito in memoria, enumerazione delle esclusioni, copia del payload persistente nel path escluso, creazione di un meccanismo di persistenza (scheduled task, service, cron) che punta al binario nel percorso safe. Atomic Red Team (open source) include test automatizzati per T1564.012 utili in ambiente di laboratorio.

Regola operativa fondamentale: mai testare in produzione senza autorizzazione scritta e mai lasciare artefatti dopo l'ingaggio.

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