Ricognizione delle Group Policy: Group Policy Discovery (T1615)

La tecnica T1615 - Group Policy Discovery appartiene alla tattica TA0007 (Discovery) e descrive l'attività con cui un attaccante, già dentro il perimetro, raccoglie informazioni sulle Group Policy Object (GPO) di un dominio Active Directory. L'obiettivo è duplice: mappare i controlli di sicurezza applicati (restrizioni AppLocker, criteri di password, script di logon, deleghe amministrative) e individuare percorsi di privilege escalation o opportunità di manipolazione delle policy stesse per persistere e mimetizzarsi.

Le GPO sono contenitori replicati sui domain controller e distribuiti tramite la condivisione SYSVOL, raggiungibile al path predicibile \\<DOMAIN>\SYSVOL\<DOMAIN>\Policies\. Questa esposizione strutturale rende la ricognizione economica: bastano strumenti nativi come gpresult o query LDAP verso i groupPolicyContainer per ottenere una fotografia completa. In ambienti maturi, l'informazione ricavata alimenta fasi successive come Domain Policy Modification (T1484.001), la creazione di GPO malevole o l'abuso di script di startup.

Sul piano operativo la tecnica è documentata con 1 gruppo APT (Turla), 5 famiglie software tra malware e tool offensivi (Emissary, Empire, BloodHound, LunarWeb, DUSTTRAP) e 1 campagna significativa (Leviathan Australian Intrusions, 2022). L'attività si colloca subito dopo l'accesso iniziale e prima del lateral movement, in una finestra in cui la telemetria endpoint è spesso l'unica linea di visibilità disponibile per il difensore.

Durante un red team assessment la ricognizione delle GPO si esegue con strumenti nativi, per ridurre l'impronta, prima di passare a framework più rumorosi. Il comando di partenza è gpresult, presente su tutte le versioni Windows moderne: gpresult /r fornisce il riepilogo delle policy applicate all'utente corrente, mentre gpresult /z estende l'output con dettagli su registry, script e installazioni software. Per generare un report HTML strutturato utile in fase di analisi si usa gpresult /h report.html /f. Un operatore prudente lancia il comando con contesto utente standard, senza elevazione, per non generare eventi anomali.

Quando serve visibilità sulle GPO a livello di dominio, il riferimento operativo è PowerView (open source, parte del progetto PowerSploit ora archiviato ma ancora ampiamente usato in laboratorio, e integrato in Empire, S0363). Le funzioni chiave sono Get-DomainGPO per enumerare tutte le GPO con i loro attributi LDAP, Get-DomainGPOLocalGroup per identificare quali GPO controllano l'appartenenza ai gruppi locali (una miniera per privilege escalation) e Get-DomainGPOUserLocalGroupMapping per costruire la mappa "quale utente è admin dove". Un attaccante esperto correla questi output con i risultati di BloodHound (S0521, open source) e del suo collector SharpHound per visualizzare graficamente i percorsi di attacco: SharpHound raccoglie i dati GPO con il flag -CollectionMethod GPOLocalGroup o All.

Su Linux dominio-joined o da workstation di attacco esterna, lo scripting Python con Impacket (open source) e ldap3 consente query LDAP dirette contro il domain controller senza toccare l'endpoint compromesso: si interroga il naming context cercando oggetti con objectClass=groupPolicyContainer per ottenere GUID, displayName e gPCFileSysPath.

Una catena tipica in laboratorio parte da un accesso utente standard, prosegue con gpresult /z per il contesto locale, poi enumera il dominio via Get-DomainGPO filtrando per policy che modificano gruppi privilegiati o distribuiscono script SYSVOL. I file Groups.xml, ScheduledTasks.xml o Services.xml dentro SYSVOL vanno cercati manualmente: storicamente hanno contenuto credenziali cifrate con chiave nota (CVE-2014-1812, GPP Passwords), un vettore ancora presente in ambienti legacy. Strumenti come Get-GPPPassword (open source, in PowerSploit) automatizzano l'estrazione.

In ambienti Azure AD / Entra ID le GPO tradizionali non esistono, ma il concetto si estende alle Intune Configuration Profiles, enumerabili con AADInternals (open source) o ROADtools (open source).

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