Proxy di Rete: Proxy (T1090)
La tecnica T1090 - Proxy descrive l'uso da parte degli avversari di connessioni intermedie per canalizzare il traffico di rete tra sistemi compromessi e infrastrutture di comando e controllo. L'obiettivo è evitare connessioni dirette verso i server dell'attaccante, ridurre il numero di connessioni simultanee visibili in uscita, garantire resilienza operativa e sfruttare percorsi di comunicazione già considerati affidevoli dalla vittima.
Inquadrata nella tattica TA0011 (Command and Control), questa tecnica opera nella fase post-compromissione della kill chain, quando l'avversario ha già ottenuto un foothold e necessita di canali stabili per orchestrare le operazioni successive. Il proxying può assumere molte forme: catene di reverse proxy, tunnel SOCKS, port forwarding, uso di CDN come Cloudflare per mascherare la vera destinazione del traffico, o servizi VPN commerciali come punto di egress.
I numeri raccontano la centralità della tecnica nell'arsenale offensivo moderno: 17 gruppi APT documentati, 46 famiglie di software che la implementano, 9 campagne significative e appena 3 mitigazioni ufficiali. Questa asimmetria tra ampiezza dell'adozione e strumenti di contenimento riflette la difficoltà intrinseca nel distinguere traffico proxy malevolo da flussi legittimi, specialmente quando gli attori si appoggiano a infrastrutture cloud pubbliche o a strumenti open source come FRP, ngrok o revsocks che hanno anche usi assolutamente legittimi in contesti amministrativi.
Per simulare T1090 in un red team engagement è utile costruire una catena che rispecchi TTP documentati, evitando C2 dedicati e favorendo strumenti che i difensori vedranno realmente in the wild.
Per scenari Windows, FRP (open source) è la scelta di riferimento essendo utilizzato da gruppi come Volt Typhoon, Blue Mockingbird, Fox Kitten e Magic Hound. Sull'host di attacco si esegue frps -c frps.toml con configurazione che espone una porta di controllo e una di bind. Sul target compromesso si lancia frpc -c frpc.toml puntando all'IP del server e definendo un tunnel di tipo tcp o socks5. La combinazione FRP + SOCKS consente pivoting laterale su segmenti interni non raggiungibili direttamente.
Un'alternativa più leggera è ngrok (freemium): il comando ngrok tcp 3389 espone RDP su un endpoint pubblico ngrok, replicando la tecnica osservata in KOCTOPUS. Utile per validare la detection di tunnel verso domini ngrok.io. Chisel (open source) offre un client/server HTTP che incapsula SOCKS: chisel server --port 8080 --reverse lato attaccante, chisel client
Per scenari Linux ed ESXi la scelta ricade su strumenti nativi. socat (open source) crea reverse tunnel con socat TCP-LISTEN:4444,fork TCP:target:22 per pivotare via SSH, mentre ssh -D 1080 -N user@jumphost avvia un SOCKS5 dinamico usato anche in scenari di post-exploitation su hypervisor. Su ESXi la CLI espone nc e socat, spesso sfruttati da Scattered Spider come documentato in C0027 con rsocx.
Per emulare il pattern CDN-based di APT41, Gamaredon e Mustang Panda si può configurare un dominio dietro Cloudflare Tunnel (freemium) con il client cloudflared tunnel run
Infine, per catene multi-hop tipiche di Windigo, Proxychains (open source) permette di concatenare più proxy SOCKS via file di configurazione, utile per validare se il monitoraggio di rete rileva connessioni con latenza anomala o pattern di jitter caratteristici del chaining. Combinare Impacket (open source) con SOCKS proxy replica esattamente il modus operandi di Volt Typhoon.
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