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Saccheggio di SharePoint: Data from Information Repositories – SharePoint (T1213.002)
La tecnica T1213.002 descrive l'abuso di repository Microsoft SharePoint come fonte di raccolta informativa durante la fase di Collection (TA0009) della kill chain. Un avversario che ha già ottenuto credenziali valide o accesso interattivo all'ambiente Microsoft 365 o a SharePoint Server on-premise utilizza gli strumenti nativi della piattaforma per esplorare siti, librerie documentali e liste alla ricerca di materiale sensibile.
Il valore di SharePoint per un attaccante è strategico. Vi si trovano abitualmente policy interne, diagrammi di rete fisici e logici, documentazione di architettura, credenziali di test lasciate in file di configurazione, snippet di codice sorgente, link a share di rete e a risorse interne, oltre a guide per l'onboarding di nuovi dipendenti che rivelano procedure di provisioning VPN e MFA.
L'impatto è duplice. Da un lato la tecnica alimenta la ricognizione post-compromissione, fornendo la mappa dell'ambiente target senza generare traffico anomalo verso l'esterno. Dall'altro produce esfiltrazione diretta di proprietà intellettuale e materiale utile a movimenti laterali successivi. I dati MITRE documentano sei gruppi APT distinti che sfruttano attivamente questa tecnica, un tool dedicato (spwebmember) e almeno una campagna finanziariamente motivata (C0027 di Scattered Spider) in cui SharePoint è stato l'obiettivo primario per acquisire istruzioni di help desk e informazioni MFA.
Durante un red team engagement, l'accesso a SharePoint avviene tipicamente dopo aver compromesso credenziali valide via phishing, password spraying o furto di token OAuth. Il primo passo è l'enumerazione autenticata dei siti accessibili all'utente compromesso.
Per ambienti Microsoft 365 / SharePoint Online il tool di riferimento è PnP PowerShell (open source), il modulo ufficiale Microsoft per l'interazione programmatica con Office 365. Dopo l'autenticazione con Connect-PnPOnline, comandi come Get-PnPTenantSite elencano tutti i siti nel tenant, mentre Get-PnPListItem enumera il contenuto di una specifica lista o libreria documentale. Per il download massivo si usa Get-PnPFile con il parametro -AsFile.
Un altro strumento estremamente diffuso è SharpHound (open source) di BloodHound, che nella sua componente di collection Azure raccoglie informazioni sui permessi SharePoint attraverso Microsoft Graph. In alternativa ROADtools (open source) di Dirk-jan Mollema permette di enumerare l'intero tenant Azure AD e mappare le identità con accesso ai vari siti.
Per SharePoint on-premise, il tool storico documentato in MITRE è spwebmember (S0227), utilizzato dal gruppo Ke3chang per enumerare e dumpare informazioni da installazioni Microsoft SharePoint. Si tratta di un'utility .NET che sfrutta il modello a oggetti server-side SPWeb per iterare ricorsivamente su siti, sottositi e liste, esportando il contenuto in formato leggibile.
Una catena d'attacco realistica in laboratorio prevede quattro fasi. Prima si ottengono le credenziali via evilginx2 (open source) per bypassare MFA tramite proxy inverso e catturare il token di sessione. Poi si stabilisce la connessione autenticata al tenant con PnP PowerShell riutilizzando il cookie di sessione. Successivamente si enumera la struttura dei siti concentrandosi su nomi rivelatori come "IT", "HR", "Finance", "Security", "Onboarding". Infine si effettua il download mirato di documenti tramite filtri sulle estensioni (*.docx, *.xlsx, *.vsdx, *.pdf, *.config, .xml) e sulle keyword nei metadati.
Per la ricerca full-text all'interno dei documenti scaricati, in fase di analisi locale si utilizza ripgrep (open source) con pattern per credenziali (password=, api_key, BEGIN RSA, stringhe di connessione). Strumenti come truffleHog (open source) o gitleaks (open source) — pur nati per repository Git — funzionano su qualsiasi filesystem e sono efficaci per identificare segreti annidati nei documenti esfiltrati.
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