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AI contro PaperCut: centinaia di agenti violano 440 istanze in ore, rischio escalation su Active Directory
Una recente campagna di cyber attacco sta mostrando quanto l’intelligenza artificiale possa accelerare la compromissione di sistemi esposti su Internet. Nel mirino ci sono PaperCut NG e PaperCut MF, piattaforme molto diffuse per la gestione della stampa, sfruttate attraverso una catena di vulnerabilità che combina bypass di autenticazione e remote code execution.
Gli attacchi hanno portato alla compromissione di oltre 440 istanze, colpendo centinaia di organizzazioni in decine di paesi.
Le analisi attribuiscono l’attività a un attore probabilmente russofono e collegano la sorgente operativa a un indirizzo IP osservato anche in attività di port scanning e tentativi di brute force. Il quadro suggerisce un comportamento opportunistico orientato all’initial access, cioè alla ricerca di accessi da rivendere o da utilizzare in fasi successive, anche se gli obiettivi finali non risultano ancora confermati.
La catena di exploit prende di mira due CVE del 2026 e ha mostrato una forte concentrazione sul settore education, con impatti segnalati in Stati Uniti, Regno Unito e diversi paesi europei, oltre a Canada e Australia. Dopo l’accesso, sono stati osservati strumenti e tecniche tipiche del post exploitation, tra cui raccolta di hive del registro Windows, payload Java associati a Metasploit e Meterpreter, e comandi per enumerare host, utenti, processi e configurazioni sensibili. In scenari simili, la fase di discovery e credential harvesting diventa cruciale per muoversi lateralmente e puntare al dominio.
L’elemento distintivo è l’uso di centinaia di AI agents per industrializzare l’intero workflow. L’attaccante avrebbe creato un laboratorio con PaperCut vulnerabile e un server Active Directory, poi avrebbe costruito liste di target tramite servizi di Internet scanning come Netlas.io. Una volta validata la remote code execution, l’automazione assistita da modelli come OpenAI Codex e DeepSeek, insieme a tool offensivi noti come Mimikatz, SharpHound, Certipy, Rubeus e Impacket, ha consentito di scalare rapidamente.
I dati mostrano tempi di esecuzione impressionanti: da ambiente vuoto a compromissione reale in meno di quattro ore, e ondate capaci di colpire molte organizzazioni in pochi secondi. In alcuni casi l’escalation fino a domain administrator sarebbe avvenuta in minuti, anche se l’accesso di livello massimo risulta ottenuto solo su una parte limitata delle vittime. L’attore ha tentato anche di applicare filtri geografici con una lista di esclusione, ma la selezione non avrebbe funzionato in modo perfetto.