Claude Code Infetta Cursor: aggiornamento-trappola installa backdoor SSH e ruba segreti a migliaia di sviluppatori
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Claude Code Infetta Cursor: aggiornamento-trappola installa backdoor SSH e ruba segreti a migliaia di sviluppatori

Una recente campagna di compromissione della supply chain ha colpito il mondo degli sviluppatori tramite un aggiornamento malevolo dell’estensione ufficiale Claude Code distribuita nel Cursor Marketplace. La versione compromessa, identificata come 2.1.313 e pubblicata usando la stessa identità del publisher legittimo e lo stesso ID estensione, è stata proposta come normale aggiornamento e ha tentato di installare una backdoor SSH persistente sui sistemi delle vittime.

Il marketplace è stato temporaneamente sospeso per rimuovere il pacchetto alterato e limitare la diffusione, mentre le versioni disponibili su canali ufficiali alternativi non risultano coinvolte.

Il codice dannoso era inserito come un piccolo loader JavaScript aggiunto prima del codice legittimo dell’estensione. Una volta avviato l’ambiente di sviluppo e aperta la webview, il loader cercava di aggiungere una chiave SSH controllata dagli attaccanti nel file authorized_keys dell’utente, mascherandola con un nome che poteva sembrare innocuo. In parallelo tentava di rendere raggiungibile la macchina tramite SSH su Windows, Linux e macOS, creando un reverse tunnel verso un indirizzo IP remoto e configurando meccanismi di persistenza specifici per piattaforma, come scheduled task su Windows, crontab su Linux e LaunchAgent su macOS.

Anche quando l’attivazione del servizio SSH locale falliva per mancanza di privilegi amministrativi, la minaccia poteva comunque lasciare tracce persistenti, inserire la chiave non autorizzata e inviare informazioni di ricognizione. Tra i dati raccolti figuravano IP pubblico, hostname, nome utente, sistema operativo, architettura CPU, directory principali, email, Git globale e nomi di variabili di ambiente potenzialmente sensibili contenenti riferimenti a token, chiavi, segreti, password e servizi cloud. La trasmissione avveniva tramite richiesta HTTP non cifrata verso un endpoint di beaconing.

L’incidente avrebbe interessato fino a 5000 utenti in una finestra temporale limitata, con rischio maggiore per chi aveva attivi gli aggiornamenti automatici. Le azioni raccomandate includono isolamento degli host coinvolti, rimozione della chiave SSH non autorizzata, eliminazione dei componenti di persistenza, verifica della telemetria endpoint e rotazione delle credenziali e delle sessioni. È fondamentale ricordare che aggiornare o disinstallare l’estensione non rimuove automaticamente gli artefatti creati al di fuori della directory di installazione.

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