Inchiesta TeamPCP: attacco supply chain avvelena open source e ruba credenziali CI/CD, oltre 1.000 organizzazioni a rischio
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Inchiesta TeamPCP: attacco supply chain avvelena open source e ruba credenziali CI/CD, oltre 1.000 organizzazioni a rischio

La polizia federale australiana ha incriminato due uomini dell’Australia Occidentale per un totale di 14 reati legati alla presunta partecipazione a TeamPCP, un gruppo di cybercrime associato a gravi attacchi supply chain che nel marzo 2026 hanno colpito strumenti open source e componenti critici delle pipeline di sviluppo.

Al centro del caso ci sono compromissioni che hanno coinvolto scanner di sicurezza come Trivy e Checkmarx KICS e anche LiteLLM, un gateway usato per instradare richieste verso diversi provider di modelli linguistici e quindi potenzialmente esposto a chiavi e credenziali sensibili.

Indagini, perquisizioni e capi di imputazione

Le perquisizioni e i sequestri di dispositivi elettronici hanno permesso di avviare analisi forensi, mentre le accuse includono possesso e fornitura di dati con intento di commettere reati informatici e modifica non autorizzata di dati con intento di commettere reati gravi.

In alcuni capi di imputazione compaiono anche contestazioni più pesanti legate alla mancata ottemperanza a ordini specifici e alla gestione di proventi di reato, con pene massime che possono arrivare fino a 20 anni in base alla tipologia.

Come avrebbe operato la campagna supply chain

Dal punto di vista tecnico la campagna supply chain avrebbe funzionato rubando credenziali di pubblicazione da progetti ritenuti affidabili e distribuendo versioni avvelenate attraverso gli stessi canali ufficiali di rilascio.

Gli ecosistemi toccati includono GitHub Actions, Docker Hub, npm, PyPI e OpenVSX, ciò che rende il rischio particolarmente elevato perché la compromissione si propaga lungo la catena di dipendenze e automazioni CI/CD.

Un elemento chiave è la riutilizzazione delle credenziali sottratte da un progetto per attaccarne un altro, creando un effetto domino.

Il caso LiteLLM e le raccomandazioni di mitigazione

Nel caso LiteLLM, l’installazione di Trivy senza un vincolo a una versione verificata avrebbe facilitato l’acquisizione del token di pubblicazione e la successiva distribuzione di release con backdoor.

Le stime sull’impatto parlano di oltre mille organizzazioni potenzialmente esposte, centinaia di migliaia di credenziali sottratte e grandi volumi di dati esfiltrati.

Le autorità e le agenzie di sicurezza hanno raccomandato di considerare le credenziali rubate come un rischio persistente, ruotando segreti CI/CD, token di pubblicazione e credenziali cloud e adottando pratiche come il pinning dei workflow a commit SHA verificati invece di tag di versione variabili.

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