Passkey Sotto Attacco: log Windows e cloud le trasformano in chiavi di accesso riutilizzabili senza crackare nulla
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Passkey Sotto Attacco: log Windows e cloud le trasformano in chiavi di accesso riutilizzabili senza crackare nulla

Le passkey sono nate per sostituire le password riutilizzabili e ridurre il rischio di phishing grazie a WebAuthn e FIDO2. Tuttavia, nuove ricerche mostrano che gli attaccanti possono aggirare la protezione senza violare la crittografia, sfruttando invece debolezze di implementazione, log di sistema, sincronizzazione cloud e sessioni già compromesse.

In pratica non viene rotto il modello matematico, ma si riusano o si generano materiali di autenticazione validi in contesti non previsti.

Scenario 1: Windows e Microsoft Entra ID

Un primo scenario riguarda Windows e Microsoft Entra ID. È stato dimostrato che firme di autenticazione precedenti possono finire esposte in chiaro nei log di Windows, rendendole leggibili anche da utenti autenticati senza privilegi elevati. Queste firme, se combinate con una validazione non sufficientemente robusta lato Entra, possono consentire l’impersonificazione di utenti privilegiati pur rispettando criteri di MFA resistente al phishing.

La vulnerabilità lato Windows è tracciata come CVE-2026-34348 e richiede l’installazione degli aggiornamenti di sicurezza per ridurre la superficie di replay delle assertion WebAuthn.

Scenario 2: passkey sincronizzate con Google Password Manager (Chrome su Windows)

Un secondo filone di attacco prende di mira le passkey sincronizzate tramite Google Password Manager in Chrome su Windows. In questo caso il prerequisito è la presenza di malware sul dispositivo della vittima. Tra le tecniche descritte c’è l’abuso di meccanismi di identità del dispositivo per ottenere firme utili a comportarsi come un client legittimo senza nuova verifica utente.

La variante più impattante punta a un segreto master chiamato Security Domain Secret, una chiave di 32 byte che protegge le passkey sincronizzate. Se recuperata, permette di ricostruire le chiavi private delle passkey della vittima, con un rischio di persistenza elevato se non esistono procedure efficaci di rotazione o revoca.

Scenario 3: Windows Hello for Business

Un terzo caso coinvolge Windows Hello for Business. Anche se la chiave è legata al TPM e non esportabile, un processo a basso privilegio dentro una sessione già compromessa può invocare interfacce crittografiche per usare la chiave senza richiedere nuovamente PIN o biometria. Questo abilita la creazione di nuove autenticazioni valide e può soddisfare regole di accesso condizionale pensate per bloccare phishing e replay.