Una recente indagine sulla incident response readiness mostra un dato che dovrebbe far riflettere ogni azienda: il 73% delle organizzazioni dichiara di non essere pienamente pronta ad affrontare un grande attacco informatico se dovesse accadere domani. Il punto critico non è la mancanza di strumenti o piani sulla carta, perché molte realtà hanno team tecnici, soluzioni di sicurezza e procedure documentate.
Il problema è la capacità di eseguire davvero, sotto pressione, un processo di risposta agli incidenti efficace e coordinato.
Gli attacchi sono già un rischio ricorrente per il business. Il 76% delle organizzazioni ha subito almeno un cyberattacco negli ultimi 12 mesi e il 32% ne ha affrontati più di uno. Questo significa che la preparazione non può essere un esercizio annuale di compliance, ma una disciplina operativa continua che coinvolge l’intera organizzazione.
La risposta agli incidenti oggi va ben oltre il contenimento tecnico. Serve gestione della crisi a livello executive, coordinamento legale e regolatorio, comunicazione verso stakeholder e clienti, investigazione estesa, remediation, ripristino e monitoraggio post-incidente. Eppure meno del 40% degli intervistati considera altamente efficaci componenti chiave come piani formalizzati, tabletop exercise, threat hunting, digital forensics e monitoraggio 24/7. Il gap reale emerge quando queste capacità non lavorano insieme.
Un altro punto debole è la coordinazione tra funzioni. Il 90% prevede difficoltà nel coordinare gli stakeholder durante un incidente grave. Il 75% indica che ritardi o incertezze sul coinvolgimento di team legali e comunicazione rallentano le decisioni. Inoltre l’89% segnala un coinvolgimento limitato di executive e consiglio di amministrazione nella readiness e nel decision making.
Sul piano tecnico pesano i blind spot. Il 78% afferma che la mancanza di visibilità crea accessi persistenti per gli attaccanti e aumenta il rischio di incidenti ripetuti, tra on premises, cloud, endpoint, SaaS, identità e ambienti OT. Non sorprende quindi che l’84% tema movimenti dagli ambienti IT verso OT o ICS, con impatti potenziali su produzione, sicurezza fisica e continuità operativa.
Cresce anche l’adozione di AI per detection e incident response, ma non può sostituire governance, autorità chiare e visibilità completa. L’AI accelera triage e indagini, ma non risolve attriti organizzativi e catene decisionali lente.