Router TP-Link nel mirino USA: 5 cause per sicurezza “HomeShield”, privacy app e legami con la Cina
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Router TP-Link nel mirino USA: 5 cause per sicurezza “HomeShield”, privacy app e legami con la Cina

Quattro stati USA in più hanno avviato una causa contro TP-Link Systems, produttore di router con sede in California, portando a cinque il totale delle azioni legali dopo quella presentata in precedenza dal Texas. Florida, Iowa, Montana e Nebraska sostengono che l’azienda abbia fuorviato i consumatori su due aspetti chiave: la sicurezza dei router e il livello di separazione societaria dalla Cina.

TP-Link respinge le accuse e annuncia che si difenderà in tribunale.

Le cause si basano su leggi di tutela dei consumatori e puntano su tre linee principali.

Sicurezza dei router e promesse di protezione

La prima linea riguarda le dichiarazioni di sicurezza legate a funzioni come HomeShield, descritto come protezione capace di coprire tutti gli scenari. Secondo le contestazioni, questa promessa contrasterebbe con episodi di compromissione di router e con modelli arrivati a fine supporto, quindi senza aggiornamenti firmware e patch di sicurezza.

In questo contesto viene citato anche il tema end of life, cruciale nella cybersecurity domestica e aziendale perché un router non aggiornato diventa un punto di ingresso privilegiato per attacchi e botnet.

Ristrutturazione societaria, Cina e supply chain

La seconda linea riguarda le affermazioni sulla ristrutturazione societaria e sulla distanza operativa da una precedente affiliazione con una società cinese. Le contestazioni includono elementi legati alla supply chain, indicando produzione dichiarata in Vietnam ma con componentistica in larga parte proveniente da o tramite la Cina, un dettaglio che alimenta dubbi su trasparenza e gestione del rischio.

Privacy, app di gestione e raccolta dati

La terza linea tocca la privacy e le app di gestione come Tether, Tapo, Deco e Kasa Smart, che possono raccogliere dati come email, posizione e identificatori del telefono. Le cause evidenziano il rischio teorico che normative cinesi possano imporre accesso ai dati, anche se non viene affermato che ciò sia già avvenuto.

Pressioni sulla FCC e vulnerabilità segnalate

Parallelamente, 21 procuratori generali hanno scritto alla FCC mentre TP-Link cerca approvazioni per nuovi modelli. Sullo sfondo pesano anche vulnerabilità segnalate su dispositivi forniti da ISP, con CVE ad alta gravità che potrebbero consentire compromissione completa in rete locale e privilegi elevati, con aggiornamenti distribuiti spesso solo tramite operatore.

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