Fuga dei CISO: burnout e turnover minacciano la sicurezza aziendale
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Fuga dei CISO: burnout e turnover minacciano la sicurezza aziendale

Il burnout dei CISO e il turnover nella cybersecurity sono diventati un indicatore chiave della maturità di un programma di sicurezza. I numeri più recenti mostrano un ruolo sempre più esposto a stress operativo, pressione strategica e responsabilità personali, con effetti diretti sulla continuità del risk management e sulla capacità delle aziende di rispondere agli incidenti.

Una delle statistiche più significative riguarda la propensione al cambiamento di lavoro. Le ricerche indicano che circa il 75% dei security leader valuta un cambio di posizione, segnale di una crescente insoddisfazione verso un incarico che richiede decisioni rapide, gestione di crisi e comunicazione costante con il board.

Questo dato si intreccia con un altro elemento critico, cioè il carico di lavoro: il 99% dei CISO dichiara di lavorare ore extra ogni settimana e 1 su 5 arriva ad aggiungere circa 25 ore settimanali oltre l’orario standard. In termini pratici significa reperibilità continua, attività serali e weekend spesso dedicati a incident response, audit, compliance e gestione dei fornitori.

Lo stress non è solo percezione. Quasi un terzo dei CISO afferma che lo stress influisce negativamente sulle prestazioni, con un rischio concreto di errori di valutazione, decision fatigue e difficoltà nel mantenere una visione di lungo periodo su architetture, investimenti e priorità.

A questo si aggiunge la durata media dell’incarico, spesso stimata tra 18 e 26 mesi, un intervallo che rende complesso impostare trasformazioni strutturali come zero trust, modernizzazione dei SOC, governance dei dati e riduzione del rischio di terze parti. Quando il CISO cambia frequentemente, l’organizzazione tende a perdere memoria storica, coerenza nelle policy e stabilità nei team, con un impatto sulla postura di sicurezza.

Un fattore che alimenta burnout e turnover è l’aumento della responsabilità personale e legale in caso di violazioni e comunicazioni errate. Questo scenario spinge molte aziende a rivedere modelli di delega, assicurazioni, processi di reporting e supporto del top management.

Inoltre emerge un problema di succession planning: quasi metà dei CISO non dispone di un successore interno adeguato, creando vulnerabilità organizzative e tempi lunghi di sostituzione.

Per ridurre il rischio, le aziende stanno puntando su team più ampi, budget più stabili, metriche condivise con il board e supporto esterno come servizi gestiti e partner specializzati, con l’obiettivo di mantenere continuità, resilienza e retention dei talenti nella cybersecurity.

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