Sequestro Virtualine dall’FBI: crolla il “bulletproof hosting” tra pedopornografia, phishing e riciclaggio in Bitcoin
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Sequestro Virtualine dall’FBI: crolla il “bulletproof hosting” tra pedopornografia, phishing e riciclaggio in Bitcoin

Il sequestro del dominio Virtualine da parte dell’FBI riaccende i riflettori sul fenomeno del bulletproof hosting, un modello di hosting pensato per resistere a segnalazioni di abuso e richieste di rimozione. Secondo le autorità statunitensi, il provider avrebbe facilitato attività criminali su larga scala, includendo la diffusione di immagini sessualmente esplicite di minori, la condivisione non consensuale di contenuti intimi e schemi di riciclaggio internazionale per occultare la provenienza dei fondi.

Chi provava a visitare il dominio virtualine.net si trovava davanti a un avviso di sequestro legato a un’operazione coordinata tra più soggetti, con il coinvolgimento di forze dell’ordine internazionali e partner del settore privato. Dalle ricostruzioni emerse, Virtualine avrebbe operato anche con altri nomi e avrebbe promosso i propri servizi su forum di cybercrime, presentandoli come adatti a phishing, carding, spam email e port scanning. In parallelo, sarebbero stati offerti piani di server cloud con prezzi e configurazioni variabili, tipici di una infrastruttura pensata per ospitare servizi ad alto rischio.

Un punto centrale dell’accusa riguarda un sito indicato come Vendor 1, descritto come forum criminale dove utenti avrebbero potuto pubblicare e vendere accesso a immagini e video espliciti di adulti e minori, oltre a promuovere servizi di hack for hire per violare account e sottrarre materiale sensibile. Le autorità sostengono che Virtualine avrebbe continuato a fornire hosting nonostante segnalazioni ripetute da enti e forze dell’ordine di diversi paesi.

Sul fronte finanziario, il caso evidenzia l’uso di pagamenti in Bitcoin tramite indirizzi unhosted, presentati come una soluzione per evitare controlli di conformità e verifiche antiriciclaggio. Analisi di intelligence blockchain hanno collegato i flussi a una rete più ampia di ecosistemi illeciti, tra cui ransomware, infostealer, forum criminali e indirizzi associati a truffe e phishing. In Olanda è stato inoltre comunicato il sequestro di server fisici in un data center, con centinaia di server virtuali resi offline e dati relativi a migliaia di clienti potenzialmente utili alle indagini.

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