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Un nuovo rapporto ha acceso i riflettori su Webloc, un sistema globale di sorveglianza geolocalizzata basato su dati pubblicitari che sarebbe stato utilizzato da agenzie di intelligence e forze dell’ordine in più paesi. Secondo le informazioni disponibili, la piattaforma consente di tracciare fino a 500 milioni di dispositivi mobili attraverso flussi costantemente aggiornati di record che includono identificatori del dispositivo, coordinate di posizione e dati di profilo raccolti da app mobili e dal mercato della pubblicità digitale.
Webloc nasce come prodotto di una società israeliana e in seguito è stato integrato e commercializzato all’interno di un ecosistema di strumenti investigativi più ampio. Il punto centrale è l’uso di dati acquistati da applicazioni e intermediari pubblicitari, un meccanismo che rende possibile analizzare movimenti e comportamenti su larga scala. La logica è quella della location intelligence, cioè la fusione tra dati web e dati geospaziali per collegare attività digitali e presenza fisica, spesso tramite mappe interattive e livelli informativi.
Tra le funzionalità descritte emergono capacità particolarmente invasive. Gli operatori possono monitorare posizione e spostamenti anche retroattivamente, con finestre temporali che arrivano fino a tre anni. Inoltre il sistema può stimare la posizione a partire da indirizzi IP e tentare di associare i dispositivi a persone reali, ricostruendo elementi come indirizzi di casa e luoghi di lavoro. In ambito investigativo, questo significa poter seguire un telefono, un identificatore pubblicitario o un insieme di dispositivi collegati, con analisi continuative e automatizzate.
L’adozione di strumenti di sorveglianza basati su dati pubblicitari solleva un tema chiave di privacy e legalità. Diverse ricostruzioni indicano che tali piattaforme potrebbero essere impiegate per il tracciamento senza mandato, sfruttando la disponibilità commerciale dei dati invece di canali tradizionali soggetti a garanzie procedurali. Questo crea un potenziale vuoto di controllo e trasparenza, soprattutto quando l’uso scende dal livello nazionale fino a unità locali.
Un ulteriore elemento riguarda l’infrastruttura tecnica e la diffusione internazionale, con numerosi server associati a distribuzioni del prodotto individuati in varie aree del mondo. Nel frattempo, l’azienda che oggi gestisce la tecnologia ha contestato alcune interpretazioni e ha dichiarato conformità alle leggi statali sulla privacy, ma il dibattito su sorveglianza digitale e dati di geolocalizzazione resta aperto.