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Le carte di credito sono probabilmente l’obiettivo principale dei malintenzionati della rete, sempre pronti a frodare gli utenti ignari e inesperti per potergli prosciugare il conto corrente con espedienti di ogni tipo (virus trojan, phishing, malware e simili). Ma le nostre carte di credito e di debito possono essere clonate in mille altri modi al di fuori della rete, del resto, e quando ciò accade i truffatori hanno accesso a tutti i nostri risparmi fintanto che, con processi spesso laboriosi e non intuitivi per tutti, riusciamo finalmente a bloccarla, anche se non sempre ci è possibile recuperare tutta la spesa fraudolenta.
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Il crimine informatico è in continua evoluzione, sia da un punto di vista quantitativo sia da uno qualitativo, e ricerca sempre nuovi espedienti – ovviamente illeciti – per carpire informazioni sensibili agli utenti del Web, senza conoscere mai tregua. Gli esperti di cybersecurity di tutto il mondo sono dunque in continua allerta per riuscire a prevenire e arginare le conseguenze potenzialmente disastrose delle minacce provenienti dalla rete.
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Google Play Store, si sa, è da tempo un crogiolo di app fraudolente che minano sempre più spesso la sicurezza degli utenti della rete. Se già a luglio Lucas Stefanko, ricercatore di malware ESET, aveva scoperto la presenza di ben 205 app fake installate più di 32 milioni di volte su smartphone e altri device, adesso la situazione non sembra essere migliorata, anzi.
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L’idea che i criminali informatici di tutto il mondo possano trascorrere anche solo un giorno senza progettare nuove insidie alla sicurezza degli utenti di Internet farebbe ridere (amaramente, s’intende) qualunque esperto di sicurezza informatica. Quando trascorri tanto tempo a proteggere i tuoi dati sensibili da chi potrebbe carpirli e utilizzarli per svuotare il tuo conto bancario, ecco che arriva un hacker che inventa il modo di derubarti sfruttando direttamente un ATM e… la cottura di una cotoletta.
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Come ormai è tristemente noto, i sistemi di controllo delle applicazioni sul Google Play store (il marketplace di applicazioni di tutti i dispositivi che montano una distribuzione Android o una custom da queste derivata) sono carenti o addirittura assenti, diversamente dalla controparte dei dispositivi che montano sistemi operativi “made in Cupertino”.
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Virus e malware, si sa, sono diventati la gatta da pelare di qualunque utente, più o meno esperto, della rete: Internet è un crogiolo di minacce in continua evoluzione quantitativa e – soprattutto – qualitativa. Che dietro un’e-mail, un sito, un’app o un allegato si possano nascondere tentativi di attacchi cyber anche seri è qualcosa con cui ognuno di noi sta iniziando a fare i conti, spesso a proprie spese.
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Gli esperti di sicurezza informatica del CERT-PA, fra i massimi esperti di sicurezza informatica e autori di costanti studi di settore volti a sensibilizzare privati e aziende sull’argomento, hanno pubblicato un approfondimento sul recente attacco di spear phishing messo in atto dal gruppo hacker Gorgon ai danni dei dispositivi di tutta Europa; l’attacco di phishing è usato come vettore per diffondere nei computer del Vecchio Continente (ma non solo) un pericoloso malware mascherato da fattura (ovviamente falsa).
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Una vecchia conoscenza del cybercrimine fa il suo ritorno sui PC di tutto il mondo: stiamo parlando di Gootkit, che attraverso delle mail SPAM mira a inserirsi nei terminali di aziende italiane, oltre che di privati cittadini.
Cos’è il Gootkit? In poche parole, si tratta di una tipologia di malware che si inserisce nei computer che montano un sistema operativo Microsoft Windows attraverso una mail di tipologia “Spear Phishing” inviata tramite una PEC (Posta Elettronica Certificata) ovviamente fittizia, ma che in relazione alla sua apparente natura persuade il bersaglio della sua serietà e autenticità a prescindere della effettiva validità del messaggio in essa contenuto.
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Nonostante viviamo nella società più informatizzata di sempre, molte persone continuano a non tenere il proprio dispositivo aggiornato, favorendo in questo modo il proliferare di virus anche di una certa “età”: stiamo parlando del malware WannaCry, balzato agli onori delle cronache nell’“informaticamente” remoto 2017 ma che grazie alle sue nuove varianti continua a essere una minaccia concreta per i nostri dispositivi, in special modo quelli che montano un sistema operativo Microsoft Windows.
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Una vecchia conoscenza della pirateria informatica ha fatto il suo ritorno sui dispositivi elettronici degli italiani: stiamo parlando della tentata truffa “tipo DHL”, ossia una tecnica di imbroglio che sfrutta l’invio tramite mail fittizie a nome del famoso servizio di spedizioni di un finto file .xlsx (formato Excel) che, se aperto dal malcapitato, abilita le macro e fa iniziare una serie di infezioni di tipologia Trojan Horse che si ha come obiettivo i conti correnti dei malcapitati.
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