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Catturato “Rey” di ShinyHunters: l’insider collabora con l’FBI e può far crollare la rete di estorsione
Un presunto membro del gruppo di estorsione digitale ShinyHunters, noto con il nickname Rey, sarebbe stato fermato dalle autorità in Giordania. Secondo quanto riportato da fonti vicine al caso, la persona associata all’alias sarebbe Saif al Din Khader e sarebbe stata posta in custodia il 29 settembre 2026.
L’elemento più rilevante per le indagini è che Rey starebbe collaborando con FBI e forze dell’ordine per identificare altri membri della rete, un passaggio che potrebbe accelerare arresti e attribuzioni in un ecosistema criminale storicamente frammentato e difficile da mappare.
Nel panorama del cybercrime, ShinyHunters è diventato sinonimo di data breach ed estorsione basata su furto di dati, con richieste di pagamento e minacce di pubblicazione. La figura di Rey non sarebbe nuova agli investigatori: in precedenza sarebbe stata collegata alla gestione di spazi di leak e forum underground, incluso un ruolo amministrativo in ambienti usati per vendere o diffondere database rubati. Questo tipo di profilo è strategico per gli inquirenti perché spesso conosce identità digitali, canali di comunicazione, infrastrutture e metodi di monetizzazione.
Il fermo in Giordania arriva mentre l’attenzione internazionale sul caso ShinyHunters è cresciuta dopo un recente arresto nei Paesi Bassi di un uomo di 24 anni ad Amsterdam, indicato da alcune ricostruzioni come Pepijn van der Stap. Dopo quell’episodio, l’FBI ha dichiarato di stare seguendo nuove piste e che ulteriori arresti sono possibili, segnalando un’indagine in fase operativa e coordinata con partner esteri.
Negli ultimi mesi ShinyHunters è finito sotto i riflettori anche per azioni ad alto impatto come il presunto dirottamento del sito darknet di un gruppo rivale tramite una vulnerabilità non corretta in Grav CMS e per l’intrusione in un portale collegato a fbijobs, con sottrazione di grandi volumi di dati. In questo contesto, l’FBI ha ribadito che gli attori avrebbero colpito oltre 140 organizzazioni e ottenuto decine di milioni in pagamenti estorsivi, spesso passando da fornitori terzi e piattaforme cloud, un modello che aumenta la superficie di attacco e complica la difesa.
Le analisi sul fenomeno descrivono ShinyHunters non solo come gruppo ma come brand riutilizzabile, con divisione del lavoro modulare tra accesso iniziale, ingegneria sociale, reclutamento e monetizzazione. Proprio per questo la cooperazione di un presunto insider come Rey può diventare decisiva per collegare ruoli, identità e infrastrutture, riducendo l’anonimato percepito e rendendo più efficace la risposta delle forze dell’ordine.
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