Negli ultimi anni, la sicurezza dei browser è diventata un tema sempre più critico a causa dell’aumento delle minacce informatiche che sfruttano estensioni apparentemente innocue. Un caso eclatante è quello di ShadyPanda, un gruppo criminale che per sette anni ha condotto una vasta campagna di sorveglianza tramite estensioni browser, riuscendo a ottenere oltre 4,3 milioni di installazioni tra Chrome e Microsoft Edge.
Il panorama delle minacce informatiche su dispositivi mobili si arricchisce di un nuovo e sofisticato malware Android chiamato Albiriox, proposto come servizio MaaS (Malware-as-a-Service). Questo malware si distingue per la sua capacità di favorire frodi direttamente dal dispositivo (ODF), manipolare lo schermo e controllare in tempo reale device infetti.
Il panorama della sicurezza informatica continua a essere segnato da minacce sempre più sofisticate che sfruttano strumenti di uso quotidiano come pacchetti software, account cloud, email e collaborazioni fra aziende. Un esempio recente è il ritorno del worm Shai-Hulud, che ha colpito il registro npm coinvolgendo oltre 800 pacchetti e più di 27000 repository su GitHub.
Negli ultimi tempi si sta diffondendo una nuova campagna di attacchi informatici chiamata JackFix, che sfrutta falsi popup di aggiornamento di Windows su siti per adulti per infettare i sistemi degli utenti con vari tipi di malware, in particolare stealer. Gli attacchi si basano su tecniche di malvertising e ingegneria sociale, portando gli utenti a credere che sia necessario eseguire un aggiornamento critico di sicurezza di Windows.
La Cybersecurity and Infrastructure Security Agency statunitense (CISA) ha aggiornato il suo catalogo delle vulnerabilità note ed attivamente sfruttate (Known Exploited Vulnerabilities, KEV), includendo la vulnerabilità CVE-2021-26829 che riguarda OpenPLC ScadaBR. Questa vulnerabilità di tipo cross-site scripting (XSS) colpisce sia le versioni Windows fino alla 1.12.4 sia le versioni Linux fino alla 0.9.1, tramite il file system_settings.shtm, e rappresenta un rischio concreto perché già oggetto di attacchi reali.
Il gruppo di cybercriminali noto come Tomiris è stato recentemente attribuito ad attacchi informatici rivolti a ministeri degli esteri, organizzazioni intergovernative e enti governativi in Russia e nell’area dell’Asia centrale. L’obiettivo di queste campagne è l’accesso remoto ai sistemi bersaglio e il successivo impianto di ulteriori strumenti malevoli.
Con la crescente diffusione del lavoro remoto e delle infrastrutture IT distribuite, le aziende stanno affrontando nuove sfide in ambito sicurezza informatica. In questo contesto, le soluzioni tradizionali di Privileged Access Management (PAM) non sono più sufficienti per proteggere gli accessi privilegiati da parte di amministratori, fornitori esterni e collaboratori che operano da qualsiasi luogo.
Il panorama delle minacce informatiche continua a evolversi, in particolare per quanto riguarda il phishing, con l’emergere di strumenti sempre più sofisticati come Sneaky 2FA. Questo kit Phishing-as-a-Service (PhaaS) ha recentemente integrato la tecnica Browser-in-the-Browser (BitB), aumentando la complessità degli attacchi e rendendo più semplice, anche per criminali meno esperti, colpire un vasto numero di utenti.
Il recente scenario della cyber warfare vede una crescente integrazione tra operazioni digitali e attacchi fisici nel mondo reale. Un caso emblematico riguarda l’attività di gruppi hacker collegati all’Iran che, secondo quanto riportato da Amazon, hanno condotto campagne di ricognizione digitale finalizzate a supportare veri e propri attacchi missilistici contro infrastrutture marittime.
Secondo un recente avviso del Federal Bureau of Investigation (FBI), i cybercriminali stanno intensificando le attività di frode tramite il furto e il controllo di account online, causando perdite finanziarie superiori a 262 milioni di dollari dall’inizio dell’anno negli Stati Uniti. Il fenomeno, noto come Account Takeover (ATO) fraud, colpisce individui, aziende e organizzazioni di ogni tipo e dimensione, sfruttando tecniche di social engineering come email, SMS e telefonate per indurre le vittime a rivelare credenziali di accesso, codici OTP e dati sensibili.
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