Nel bollettino ThreatsDay di questa settimana il filo conduttore è la fiducia “presa in prestito”. Molte minacce informatiche non si presentano come hacking sofisticato ma come strumenti utili, estensioni familiari, app di sicurezza o funzioni di rete considerate normali.
Il malware HollowGraph rappresenta un esempio avanzato di cyber espionage che sfrutta Microsoft 365 come infrastruttura di comando e controllo senza appoggiarsi a server degli attaccanti. La tecnica più insidiosa consiste nell’usare il calendario di una casella di posta compromessa come canale bidirezionale.
La campagna FakeGit sta sfruttando GitHub come canale di distribuzione malware attraverso una rete di quasi 7600 repository malevoli, progettati per sembrare progetti legittimi e convincere utenti e strumenti automatici a scaricare file infetti. Una parte particolarmente insidiosa di questa operazione riguarda oltre 800 repository che si presentano come skill di intelligenza artificiale o come server MCP (Model Context Protocol), un tema molto ricercato da sviluppatori e aziende che stanno integrando agenti AI nei propri flussi di lavoro.
Un recente caso di cybercrime mostra come gli strumenti di intelligenza artificiale possano diventare un moltiplicatore operativo per chi gestisce infrastrutture malevole. Un attore di minaccia russofono identificato come bandcampro avrebbe sfruttato Google Gemini CLI per costruire e gestire una piccola botnet composta da otto PC appartenenti a una clinica dentistica, ottenendo anche accesso al database OpenDental.
Negli ultimi anni i cyber attacchi sono diventati un rischio sistemico per aziende, governi e cittadini. Le stime sui costi globali del cybercrime parlano di cifre enormi, alimentate da furto di dati, frodi finanziarie, perdita di produttivita, danni reputazionali e spese di ripristino.
Una nuova ondata di ransomware sta prendendo di mira in modo esplicito gli ambienti di intelligenza artificiale attraverso Langflow, piattaforma spesso usata per orchestrare flussi e agenti. La catena di attacco parte da una vulnerabilità critica di esecuzione di codice da remoto, identificata come CVE 2025 3248, che interessa le versioni di Langflow precedenti alla 1.3.0.
Negli ultimi giorni è aumentata in modo significativo la campagna di attacco legata a wp2shell, una catena di vulnerabilità che colpisce WordPress e che, se sfruttata correttamente, può portare a remote code execution senza autenticazione e alla compromissione completa del sito. Il punto critico è che gli aggressori stanno combinando due falle identificate come CVE-2026-63030 e CVE-2026-60137, usando codice di exploit pubblico che facilita scansioni di massa su Internet e rende l’attacco accessibile anche a operatori con competenze tecniche limitate.
Una nuova vulnerabilita di sicurezza in 7 Zip mette in evidenza i rischi legati all apertura di archivi compressi provenienti da fonti esterne. Il problema riguarda file XZ appositamente costruiti che, durante l estrazione o anche solo l apertura con 7 Zip, possono innescare esecuzione di codice sul computer della vittima.
Un server di distribuzione lasciato esposto ha permesso di ricostruire nei dettagli una campagna di phishing e malware basata su WebDAV e su un flusso di lavoro assistito da intelligenza artificiale. Dall’infrastruttura sono stati recuperati oltre mille file tra template di esche, test di nomi file per ingannare gli utenti, esperimenti di esecuzione, dropper, note di build e due catene di attacco.
Questa settimana la cybersecurity ha mostrato quanto un singolo input possa innescare effetti a catena come esecuzione di codice, furto di chiavi, consumo anomalo di memoria e disattivazione di strumenti di difesa. Il filo conduttore è sempre lo stesso: sistemi esposti, controlli deboli, componenti non aggiornati e tecniche di social engineering che trasformano servizi legittimi e codice pubblico in vettori di infezione.
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